[Raminghi del Nord] Incontro n. 8: postmortem

Mae govannen, mellon nin! Bentrovato, amico mio!
🗓 Lo scorso 12 aprile 2021, si è tenuto l’ottavo incontro dei Raminghi del Nord, dalle 21:00 alle 23:00 circa, nella nostra stanza per videoconferenze su Jitsi Meet.

🤝 Oltre a me, hanno partecipato Alsu, Fabio, Joe, Luca e Marialuisa, che ringrazio di cuore. Se non hai potuto esserci, non ti preoccupare: speriamo di averti con noi nel prossimo incontro!
📚 Ecco gli argomenti di cui abbiamo parlato:
Tolkien e La storia di Kullervo. I legami col poema finnico del Kalevala.
La riproduzione per collezionisti dell’Elmo-Drago del Dor-lómin.
Glaurung e l’Elmo-Drago del Dor-lómin. Sulla cresta dell’elmo era raffigurato Glaurung. Forgiato dal fabbro nanico Telchar per il suo signore Azaghâl, l’elmo fu donato a Maedhros, che lo donò al cugino Fingon. Il padre Fingolfin lo donò a Hador quando gli diede il Dor-lómin e, da lì, arrivò fino a Túrin. Era un elmo incantato che proteggeva dalle ferite e metteva il terrore addosso agli avversari.
Gurthang, la spada di Túrin. Dalla sua forgiatura come Anglachel, per mano di Eöl, alla morte autoinflitta di Túrin su di essa.
Il ferro meteorico tra storia, leggende reali e storie fantasy. Un parallelismo tra Anglachel/Gurthang e Balmung nel film La saga dei Nibelunghi (2004), entrambe forgiate col ferro meteorico.
Alba, la spada di Casa Dayne, nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco di Martin. Anch’essa forgiata dal ferro meteorico; chi la impugna porta il titolo di “Spada dell’Alba”.
Spade parlanti. Tre opere a confronto: il Kalevala, La storia di Kullervo e il Silmarillion.
Excursus sulle spade elfiche del legendarium attraverso il disegno Elven Weapons - Silmarillion (Atohas, 2012).
Le armi per antonomasia: Anduril e l’Unico Anello. L’Anello come metafora del potere che corrompe.
L’arma più potente da sempre in guerra: la fame.
«Egli possiede un’arma che ha sconfitto molte fortezze nel corso della storia. La fame. Le strade sono interrotte. Rohan non verrà» (Il Signore degli Anelli, V, 4).
Un’arma persino peggiore della fame: il terrore.
«Invano mostravano i pugni agli spietati nemici che brulicavano davanti al Cancello. Essi non temevano le maledizioni, né comprendevano i linguaggi degli Uomini dell’Ovest, e continuavano a strillare con voci crudeli, come bestie o avvoltoi. Ma presto rimasero in pochi coloro che a Minas Tirith avevano ancora il coraggio di ergersi e sfidare gli eserciti di Mordor. Il Signore della Torre Oscura possedeva un’altra arma, più rapida della fame: il terrore e la disperazione» (Il Signore degli Anelli, V, 4).
Le parole di Denethor sull’Oscuro Signore e le sue armi:
«No, non ancora, Messer Peregrino! Egli verrà soltanto per celebrare il suo trionfo su di me, quando sarà riuscito a far soccombere tutti. Adopera gli altri come sue armi. È così che agiscono tutti i grandi sovrani, se sono saggi, Messer Mezzuomo» (Il Signore degli Anelli, V, 4).
I Morti, che possono vincere una battaglia senza neanche battersi:
«Pallide spade furono sguainate; ma non so se le lame fossero ancora taglienti, perché i Morti non avevano più bisogno ormai di altre armi che la paura. Nessuno resisteva loro» (Il Signore degli Anelli, V, 9).
Aragorn impaurisce la Bocca di Sauron con un solo sguardo:
«“Vi è qualcuno in mezzo a questa folla che abbia l’autorità di trattare con me?”, domandò. “O addirittura il cervello per capirmi? Certo non tu!”, disse con tono sarcastico deridendo Aragorn. “Per fare un re ci vuole altro che un pezzo di vetro elfico o della plebaglia come questa! Come? Qualsiasi brigante delle montagne può disporre di eguali seguaci!”.
«Aragorn non rispose, ma lo fissò negli occhi, trattenendo lo sguardo, e lottarono così per un momento; ma presto, benché Aragorn non si fosse mosso né avesse portato la mano alla spada, l’altro indietreggiò come minacciato d’un colpo. “Sono un araldo e un ambasciatore, e non posso essere assalito!”, gridò» (Il Signore degli Anelli, V, 10).
Il coraggio di Éowyn, che teme «le mura della sua stanza [che] parevano chiudersi intorno a lei» più che affrontare il Signore dei Nazgûl.
L’orgoglio di Denethor per la sua posizione di Sovrintendente regnante non è dovuta alla brama di potere personale, ma al rispetto e alla deferenza per la sua stirpe che, da un millennio, regna su Gondor. Gli Eredi di Elendil sono solo un cencioso rimasuglio di un’era passata, mentre i Sovrintendenti hanno sacrificato sé stessi per la propria gente.
Le armi come riflesso della cultura, e anche del corpo, di chi le possiede. Nei film, le spade dei Nani sono grosse e tozze, mentre quelle degli Elfi sono fini e sinuose.
La corruzione dei palantíri. Saruman, che pure era il più saggio e potente degli Istari, non ha saputo resistere alla seduzione dell’Ombra, mentre Denethor, che era solo un uomo, vi ha resistito. È stata la disperazione a farlo impazzire, non la sua brama per il potere dell’Ombra.
Viggo Mortensen e il suo legame col personaggio di Aragorn (prima casuale, poi devoto) e con la sua spada. Il suo esserle affezionato e il portarla sempre con sé.
Lo straordinario lavoro svolto dalla Weta Workshop e, in particolare, dal fabbro di spade Peter Lyon con le spade e le armi dei film de Il Signore degli Anelli.
Il libro di Chris Smith: Il Signore degli anelli: Armi e battaglie (Bompiani, 2003).
Le battaglie nel cinema degli ultimi 15-20 anni. Sono troppo frenetiche? Si riescono a comprendere i singoli momenti? Oppure sono semplicemente girate magistralmente?
Paralleli tra battaglie cinematografiche. Robin Hood: Principe dei ladri (1991), Braveheart: Cuore impavido (1995) e Il Signore degli Anelli: Le due torri (2002).
I momenti epici più belli del legendarium: la cavalcata dei Rohirrim durante la battaglia dei Campi del Pelennor.
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Daniele Di Rubbo


