[Raminghi del Nord] Incontro n. 20: postmortem
Mae govannen, mellon nin! Bentrovato, amico mio!
🧝 Il 25 marzo 2022, si è tenuto il ventesimo incontro dei Raminghi del Nord, dalle 21:00 alle 23:00 circa, presso il negozio-ludoteca Blue Dojo di Cremona.
🤝 Hanno partecipato Alsu, Daniele, Giusy, Luca, Matilde e Tommaso. Se non hai potuto esserci, non ti preoccupare: speriamo di averti con noi nel prossimo incontro!
📚 Ecco cosa abbiamo letto e di cosa abbiamo discusso:
Giusy legge la lettera 64 del 30 aprile 1944, al figlio Christopher Tolkien, in partenza per la seconda guerra mondiale. Qui gli parla di come procede la stesura de Il Signore degli Anelli (Lettere 1914/1973, pagine 122-125).
Considerazioni sul fatto che i due figli più giovani Christopher e Priscilla, erano soliti battere a macchina per il padre.
L’Unico Anello come arma trasformativa di chi la usa. Non puoi provare a sconfiggere il Nemico con l’Anello, altrimenti diventerai tu stesso il Nemico.
Tolkien fa differenza tra allegoria e applicabilità. La critica di Stephen King, presente nell’introduzione della raccolta di racconti A volte ritornano, a Tolkien e alla sua pretesa di non essere allegorico.
Alsu legge il capitolo 24 de Il Silmarillion:
«“Salute, Eärendil, il più famoso di tutti i marinai, l’atteso che giunge inaspettatamente, il desiderato che arriva al di là di ogni speranza! Eärendil, portatore di luce più antica del Sole e della Luna! Splendore dei Figli della Terra, stella nelle tenebre, gemma nel tramonto, radianza nel mattino!”
Era quella la voce di Eönwë, araldo di Manwë, che, giunto a Valimar, invitava Eärendil a comparire davanti alle Potenze di Arda. Ed Eärendil entrò in Valinor e nelle aule di Valimar, e mai più rimise piede nelle terre degli Uomini. Allora i Valar tennero consiglio tra loro, convocando Ulmo dalle profondità del mare; ed Eärendil stette al loro cospetto, illustrando i fatti delle Due Stirpi. Chiese pietà per i Noldor e pietà per le loro grandi pene. Chiese mercé per Uomini ed Elfi, e aiuto nelle loro angustie. E la sua preghiera fu esaudita.
Si narra che tra gli Elfi, andatosene che se ne fu Eärendil a cercare Elwing sua moglie, Mandos parlò circa il suo destino; e chiese: “Un Uomo mortale calpesterà le terre immortali, e tuttavia vivrà?”. Rispose però Ulmo: “Proprio per questo egli è venuto al mondo. E di’ un po’: è egli forse Eärendil figlio di Tuor della progenie di Hador, ovvero il figlio di Idril, figlia di Turgon, della casata elfica di Finwë?”. E Mandos allora: “Ma neppure i Noldor, che testardamente scelsero l’esilio, possono far qui ritorno”.
Poi però, sentiti tutti i pareri, Manwë pronunciò il suo giudizio, che fu il seguente: “In questa faccenda, il potere di decretare la sorte mi è delegato. Il periglio da lui affrontato per amore delle Due Stirpi non ricadrà su Eärendil né su Elwing sua moglie, che a sua volta l’ha affrontato per amore di lui; ma essi non s’aggireranno mai più tra Elfi e Uomini delle Terre Esterne. Tale è dunque il mio decreto per quanto li riguarda: a Eärendil, a Elwing e ai loro figli sarà concesso di scegliere, ciascuno singolarmente e liberamente, a quale stirpe dovrà essere legato il loro destino e con quale stirpe dovranno essere giudicati”.
Ora, assente Eärendil da un pezzo, Elwing si sentì sola ed ebbe paura; e, vagando sul litorale, giunse nei pressi di Alqualondë, dov’erano le flotte dei Teleri. E questi le dimostrarono amicizia, prestarono orecchio a quanto diceva del Doriath, di Gondolin e delle sofferenze del Beleriand e ne provarono pietà e meraviglia; e fu là, al Porto dei Cigni, che Eärendil tornando la trovò. Ma poco dopo vennero convocati a Valimar, dove il decreto dell’Antico Re fu loro reso noto.
Disse allora Eärendil a Elwing: “A te la scelta, perché per quanto mi riguarda sono stanco del mondo”. Ed Elwing scelse di essere giudicata insieme con i Primogeniti Figli di Ilúvatar a cagione di Lúthien; e per amore di lei Eärendil scelse la stessa sorte, ancorché il suo cuore fosse più portato per la schiatta degli Uomini e il popolo di suo padre. Quindi, per ordine dei Valar, Eönwë si recò alle rive di Aman, dove i compagni di Eärendil erano tuttora in attesa di nuove; e presa una barca, i tre marinai vi montarono sopra e i Valar li spinsero all’est grazie a un forte vento. Trattennero però Vingilot, che consacrarono e portarono, attraverso Valinor, al limite estremo del mondo, dove il vascello passò di là dalla Porta della Notte e fu portato su, negli oceani del cielo».
In tutto questo passaggio, Tolkien riprende il poema 5 della raccolta in antico anglosassone Christ I, che parla della venuta di Cristo. Lo stesso nome Eärendil compare nel poema come ēarendel, e l’espressione «radianza nel mattino» riecheggia nell’espressione sunnan lēoma (letteralmente «radianza del sole»).
Luca legge tre poesie da I libro dei racconti perduti: parte seconda, capitolo 6: Preludio (marzo-novembre 1916), La città dei sogni e La città del dolore dell’oggi (scritta durante la prima guerra mondiale).
Si tratta di poesie cupe, che trasmettono decadenza. Tolkien le ha scritte quando era appena tornato dalla guerra ed era in convalescenza presso l’ospedale militare, ai tempi della prima stesura della Caduta di Gondolin.
Tolkien è un ottimista o un pessimista? Da una parte sembrerebbe che sia un pessimista (basta pensare al prezzo che Frodo deve pagare per essere stato il Portatore dell’Anello), dall’altra, anche se il male progredisce, alla fine lascia sempre spazio a qualcosa di buono. In definitiva, lo sguardo di Tolkien sul passato sembra quello dello studioso che comprende che la maggior parte delle cose sono andate perdute. In questo, Tolkien sembra affine agli altri autori di fiabe del suo tempo, tanto legati ai finali dolceamari. È forse lo Zeitgeist?
Daniele legge la versione del capitolo 5 de Lo Hobbit, Indovinelli nell’oscurità, nella versione del 1937, riportata ne Lo Hobbit annotato (Bompiani, 2012), a pagina 143, nota 25, e a pagina 150, nota 32.
Appare palese come, nella versione originale, Tolkien non avesse ancora elaborato la storia dell’Unico Anello, e del suo legame con Gollum, così come noi la conosciamo da Il Signore degli Anelli, e che l’attuale versione de Lo Hobbit è stata rimaneggiata solo dopo l’uscita de Il Signore degli Anelli, per rendere il romanzo coerente con l’opera maggiore.
Ennesima tirata contro la trilogia cinematografica de Lo Hobbit, le sue imprecisioni e le sue cadute di stile.
Altri casi di scempi e ripensamenti. Il caso di J. K. Rowling e de La maledizione dell’erede; le cadute di stile presenti nei film della saga di Harry Potter.
Prime frasi misteriose compaiono sui profili social di The Lord of the Rings on Prime. Segue un breve dibattito sulle voci di corridoio.
Citazione e breve discussione sul film Pomi d’ottone e manici di scopa (Bedknobs and Broomsticks, Robert Stevenson, 1971).
La Trilogia di Merlino di Mary Stewart, composta dai romanzi La grotta di cristallo, Le grotte nelle montagne e L’ultimo incantesimo, sulla figura di re Artù.
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Daniele Di Rubbo





